mercoledì 30 novembre 2011

Perché le banche ( e Monti) fanno guerra al contante?


Leggo su La Repubblica del 20 giugno scorso un bell'articolo sul No Cash Day: un'iniziativa promozionale nella quale tutti gli aderenti cercano di usare, almeno per un giorno, strumenti di pagamento elettronico (carte di credito, di debito, bancomat) e di non usare il portafoglio con banconote e monetine.

L'articolo, giustamente, evidenzia tutti i limiti del buon vecchio denaro circolante. In sintesi:
- è costoso, anche se nessuno parla del costo della tenuta dei conti correnti bancari;
- è poco pratico,
- è a rischio di essere smarrito o derubato;
- è sporco (non nel senso morale, ma perché sarebbe portatore di terribili batteri, di cocaina, etc...);
- favorisce l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco (questa volta nel senso morale);
- e soprattutto è antiquato.

martedì 29 novembre 2011

Perchè vogliono imporci la Moneta Elettronica?

Tutti i Governi degli ultimi anni, da Prodi a Berlusconi fino all'attuale Monti, hanno sempre proposto la graduale scomparsa del denaro contante (con costi aggiuntivi per chi preleva o versa liquidità sul conto), sostituito dalla moneta elettronica: pagamenti con carte di credito, bonifici, assegni, tutto tranne il denaro contante.
La soglia dei pagamenti cash è scesa negli ultimi tempi dai 12.500€ a 5.000€ e, successivamente, all'attuale livello dei 2.500€.

Il Nuovo Governo ABUSIVO

S'è insediato il nuovo governo di occupazione, presieduto da Mario Monti, novello Presidente del Consiglio con delega al ministero dell'Economia e composto da 16 ministri, rigorosamente tecnici.

Tutti, Monti compreso, mai eletti dagli italiani e deputati a portare avanti un programma di governo imposto nei dettagli dalla BCE e mai sottoposto al vaglio degli elettori, che a suo tempo votarono i programmi di Berlusconi e Veltroni, di natura profondamente diversa, se non antitetica, rispetto a quello che verrà realizzato nei prossimi mesi.

Il collegamento tra Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos: Goldman & Sachs

Che cosa hanno in comune Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos? Il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, il presidente designato del Consiglio italiano e il nuovo Primo Ministro greco appartengono a livelli diversi del "governo Sachs" europeo. La banca di affari americana ha tessuto in Europa una rete di influenza che si è sedimentata da molto tempo grazie a una stretta tessitura, sconosciuta al grande pubblico.

lunedì 28 novembre 2011

Debito Pubblico

Si dice che dobbiamo “onorare” il debito, altrimenti, ove lo Stato italiano non pagasse ciò sarebbe non solo "disonorevole" ma causerebbe il default, la bancarotta, la catastrofe economica, la fine del mondo. Si tratta di uno ragionamento che non si sta in piedi, né dal punto di vista politico, né da quello morale e, quel che è peggio, non ha alcun rigore scientifico. E’ uno spauracchio la cui validità è pari a quella della minaccia della dannazione perpetua dell’anima in caso di peccato mortale.

5) Breve storia del saccheggio italiano - Un caso emblematico che butta giù la maschera: IMI


L’operazione di privatizzazione dell’Istituto Mobiliare Italiano è la meno conosciuta al pubblico.
L’IMI ha storicamente assunto un ruolo strategico all’interno del sistema economico italiano dal dopoguerra ad oggi.
Essa, infatti, non era una banca con sportelli quanto piuttosto un operatore creditizio dedito soprattutto ai finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese (è la Banca Fideuram, sua società controllata, a rappresentare il gruppo sul versante retail).



4) Breve storia del saccheggio italiano - I singoli casi aziendali

La prima fase di privatizzazione dell’Eni si ha nel 1995, dopo che l’azienda, sotto la gestione pubblica, registrò un utile record di 3.215 miliardi di lire.
L’Eni cedette “numerosi rami aziendali operanti nell’industria chimica, ma non interessanti a quella specifica area del business chimico individuato dall’impresa come core.”
“L’Eni ha considerato il programma come una semplice selezione del proprio portafoglio di business.
L’obiettivo è stato quello di realizzare un nuovo assetto industriale ‘atto ad accrescere il valore complessivo del Gruppo pervenendo ad una struttura economico-finanziaria in linea con le altre compagnie petrolifere’; tale obiettivo è stato perseguito attraverso un programma che prevede la dismissione mediante cessione delle attività economicamente valide con deboli legami di integrazione con le attività fondamentali dell’Eni.

3) Breve storia del saccheggio italiano - Le privatizzazioni in Italia dal 1992

Per quale motivo agli inizi degli anni ’90 il tema principale della politica italiana divenne “privatizzare la pubblica impresa”?
Inizialmente la motivazione addotta era il forte debito pubblico e dunque la necessità di ridurlo.
Gli interessi negativi che su di questo maturavano, rappresentavano (ed ancor oggi rappresentano) un gravoso peso per l’economia del nostro Paese.
Tuttavia si consideri che dalle privatizzazioni il capitale racimolato fu, tra il ’92 ed il 2000, di 198.000 miliardi di lire (di questi, 87 mila miliardi sono relativi a privatizzazioni propriamente dette, di cui oltre 55 mila miliardi ad aziende industriali).

2) Breve storia del saccheggio italiano - Quando liberalizzare serve solo a creare monopoli privati

Sono sotto gli occhi di tutti, eppure si fa fatica a prenderne coscienza, gli effetti delle liberalizzazioni-privatizzazioni.

L’incapacità dell’uomo moderno a valutare i fenomeni per quello che sono è dovuta ad uno snaturamento della persona umana che da essere cognitivo e creativo è stata addormentata e limitata ad essere un soggetto meramente percettivo senza una propria capacità critica. Il complesso culturale dice che la neve è nera, e per la stragrande maggioranza delle persone la neve è nera.

1) Breve storia del saccheggio italiano - dal 1981 ad oggi

Il 18 aprile 1977 il FMI accorda 530 milioni di dollari in prestito all'Italia in cambio dell'impegno a una politica più accondiscendente.

Tre anni dopo, nel biennio 1980-81, senza alcuna consultazione col popolo né, tantomeno, alcun passaggio parlamentare, avvenne il distacco tra il Tesoro, il cui Ministro era Nino Andreatta, e la Banca d’Italia, il cui governatore era Carlo Azeglio Ciampi.