lunedì 24 novembre 2014

Nichilismo o Realtà? Filosofeggi sulla Spiritualità


Io non so se ci sia una spiritualità, ma quanto meno non mi arrogo il diritto di illudermi di saperlo e di rivelarlo agli altri.
La verità è che sulla spiritualità si può parlare quanto si vuole, ma nessuno ne sa una virgola più di nessun altro.

Si può affermare di averci pensato ed elucubrato sopra molto. Si è cercato migliaia di mezzi e mezzucci indiretti per comprenderla, ma drammaticamente non se ne sa assolutamente niente.

Per lo stesso motivo per il quale un disegno non può sapere se esiste o meno un disegnatore, oppure si è disegnato da solo.
La finitezza dell'uomo è ciò che lo spinge a credere che per ogni inizio ci sia una fine e che per ogni cosa, ci sia "qualcosa" ad averla creata.
Chi da definizioni ad azioni, un comportamenti, modi di vita, filosofie, lo fa per poter tentare un compatimento agli occhi della società.
Nel momento in cui nasce la definizione, nella fattispecie "Nichilismo", essa è usata per denigrare questo modo di pensare.
Re, imperatori, oligarchi, lobbies, decidono di denigrare ed affossare un pensiero corrispondente a realtà e verità quando esso non fa comodo, non si confa ai propri interessi di predominio.

Coloro i quali han da sempre propugnato la vita semplice, modesta, temprata dalla sofferenza e dal sacrificio è sempre stato intento a tenere buoni gli schiavi ed i servi, i sottoposti ed i maggiordomi.
Questo stile di vita, al netto di tutti i buonismi e le falsità del caso, è ciò che fa dell'uomo uno schiavo perfetto, al servizio di un padrone perfetto, in una società perfettamente aristocratica.

Soffrire ora, per "qualcosa di più grande", dove la "sofferenza" è assolutamente materiale e tangibile ed attuale, mentre il "qualcosa di più grande" (che sia un fantomatico regno nell'oltretomba, o una superiore condizione dello spirito, o una condizione superiore di giudizio da parte della società, o una superiore condizione della memoria dei posteri) è assolutamente intangibile, insicuro e astratto, equivale al Gatto e la Volpe che chiedono a Pinocchio i denari per piantarli e veder crescere alberi di soldi.

L'unica grande verità è che l'uomo è un predatore, feroce, egoista ed egoico ed inarrestabile.
Nato per distruggere e piegare tutto ciò che incontra al proprio bisogno, fino al punto stesso di distruggere il suo stesso habitat.

La poesia sull'uomo migliore l'ha scritta uno sceneggiatore, nel film Matrix.
L'agente Smith:
"Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui.
Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie.
Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate.
Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce.
E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca.
C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus.
Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura."

Ho sempre inteso la sua definizione di Virus come un generico parassita.

Ciò che voglio esprimere con questo scritto è l'inutilità di cercare di vivere nella sofferenza e nell'indigenza, non esiste nessuna certezza di un oltremondo, di un aldilà, di un riconoscimento personale, sociale, globale.
Chi dice che si debba vivere così perpetra l'altrui od il proprio inganno, e l'unico fine di tale inganno è il tentativo di vivere meglio approfittandosi del prossimo o mentendo a se stesso, ossia affossando e mai innalzando.

Ciò che voglio esprimere è l'inutilità di mettere su di un piedistallo l'intera razza umana: è una specie consumatrice, più di ogni altra, non è essenziale al pianeta, non è esistito prima e a breve smetterà di esistere: l'uomo è un sottoprodotto della vita, non un insostituibile tassello della vita; un aminoacido lo è, una proteina, una base azotata.
L'uomo è solo un consumatore: vive come tale e si gode la vita cercando di sottrarre tutto quello che può con la maggiore voracità possibile, sia ai propri simili che no.
Questa e' la sua natura, non la si contraddica o si opponga.

L'umanità è parassita della biosfera, ma checchè alcuni possano dirne il contrario, la sua presenza od assenza è di irrilevante importanza al computo finale sulla Terra, figuriamoci nell'intero Universo.
La vita è un fenomeno sopravalutato.

Inoltre non esiste una morale: la morale la decidono gli uomini nel tempo in cui vivono, e sono un'oligarchia molto ben strutturata per mantenere la propria superiorità sulle masse.

Non ci si faccia ingannare da sentimenti quali pietà, amore, altruismo e generosità.
Sono solo altro che nomi dati a una biochimica che ha la necessità di rendere l'uomo meno inerme, spingerlo a coalizzarsi con altri membri della specie per far fronte alle avversità dell'ambiente in cui si vive ed evolve.
Se l'uomo avesse avuto artigli come i leoni e denti affilati come uno squalo potrei ben assicurare che sarebbe un predatore solitario, un feroce combattente per la supremazia nel branco e per l'accoppiamento.

L'uomo non si isola e si circonda di altri esseri umani per proprio vantaggio, come detto prima, per far fronte ad avversità ambientali, ma cerca sempre di fare in modo che siano manipolabili per raggiungere i propri fini: ogni individuo è l'unica cosa che conta per se stesso, tranne alcuni succubi di altri uomini a cui è stato fatto il lavaggio del cervello per indebolirli, renderli inermi e sfruttabili.

Non ci si inganni con parole sull'amore pervadente ed altre amenità.
E' biochimita, non una forma di energia.
E' il prodotto di uno sforzo, generato tramite azioni muscolari e pensieri.
L'amore, od i sentimenti in genere, siano essi positivi o negativi (secondo il comun pensare), non sono energia che fan muovere i mondi, sono solo "moventi" che spingono a consumare energie.

Cosa spinge ad amare? La paura di morire da soli o la semplice generosità?
Cosa spinge a far figli ed amarli? Il semplice "amore" oppure il bisogno (parola fatidica) di avere una prole e cercare soddisfazione in loro?

Si da la propria soddisfazione, ai propri figli, o si cerca soddisfazione da loro?
Si genera prole per un bisogno di aver qualcuno cui insegnare i propri successi, o qualcuno da guardare con paternale compassione, con piccoli insegnamenti banali e distorti secondo il proprio insulto stile di vita, per interpretare il ruolo di Dio nella fallimentare e depressa vita quotidiana?

La natura dell'uomo è quella descritta in diecimila anni di sanguinose e fratricide battaglie, in diecimila anni di lotta per la supremazia sugli altri membri della specie.

Non per "amore" furono costruiti palazzi sfarzosi, che anche i reperti più antichi mostrano, ed abitazioni modeste, ninnoli e ornamenti, ma perchè l'uomo ha sempre avuto la necessità di mostrare la propria superiorità sugli altri membri della specie.

Una domanda, per dirla alla George Carlin: chi ha detto che la natura non abbia fatto evolvere l'uomo perchè ha avuto bisogno della plastica?
E se noi fossimo semplicemente ciò che serve al pianeta? Come le api per il miele? Se l'uomo esistesse per la plastica?

L'uomo, come ogni altro essere sulla Terra, esiste in quanto tale, non per scopi superiori, ma perchè la biosfera necessitava della sua presenza, qui e adesso, come ogni altro essere vivente, ne più ne meno.
Non ci sono piedistalli.
Non esistono migliori o peggiori.
Quel che va bene adesso, potrà non andar bene domani. Sicuramente non andava bene prima della propria esistenza, altrimenti sarebbe già "esistito". Logica Circolare.

Ripeto ciò con cui ho iniziato:
Io non so se c'è una spiritualità, quanto meno non mi arrogo il diritto di illudermi di saperlo e di rivelarlo agli altri.
La verità è che sulla spiritualità si può parlare quanto si vuole, ma nessuno ne sa una virgola più di nessun altro.
Si può affermare di averci pensato ed elucubrato sopra molto.
Si è cercato migliaia di mezzi e mezzucci indiretti per comprenderla, ma drammaticamente non se ne sa assolutamente niente.

Per lo stesso motivo per il quale un disegno non può sapere se esiste o meno un disegnatore o semplicemente si è disegnato da solo.
La finitezza dell'uomo è ciò che lo spinge a credere che per ogni inizio ci sia una fine e che per ogni cosa che esiste qualcosa debba averla creata.

Quello che so, che ho capito e appreso è che nel corso della storia alcune elite si sono servite del disagio provato dall'uomo verso la morte e del suo ebetico e allucinato senso di negazione della propria fine come essenza, per imporre il dominio di alcuni su tanti, di pochi su molti.

Perchè tutti i principali pensieri che l'uomo "spirituale" enuncia con grande profusione di termini nascono tutti da religioni, ovvero orientamenti filosofici, non spirituali, manipolati e spesso costruiti ad hoc.

Non per niente appare sovente, in numerose religioni, il comandamento "vietato uccidere", ma un soldato o un poliziotto non perderà mai l'anima, perchè faceva solo quello che gli veniva ordinato e perchè era il suo lavoro, anzichenò.

In pratica "tu schiavo" non puoi uccidere, perchè saresti un problema troppo grande da amministrare se ti mettessi in testa di vivere come l'oligarchia, per cui si deve inventare un meraviglioso meccanismo psicologico, basato sulla colpevolizzazione e sull'astensione da tutto ciò che guardacaso le oligarchie posseggono, possono fare e fanno senza alcun timore divino!

E. Cioran, Quaderni 1957-1972
"Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto.
La filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso della parola.
Qui tutto è esangue.
Il tempo si converte in temporalità, ecc.
Un ammasso di sottoprodotti.
D'altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione.
Se in me non c'è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo?
Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere.
Quello che mi interessa è la mia vita.
Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile.
Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico"

Si è creata una tale prigione mentale che ogni film a riguardo è solo una flebile parodia, Matrix ed oltre.

Nichilismo o Realtà?
Nell'uomo contemporaneo non c'è nulla di veramente nichilistico, poiché egli da molta importanza a consumare, quindi a distruggere e predare.
Il suo è un culto vero e proprio, se per culto s'intende tutto ciò che si fa, oltre il necessario, in maniera ossessivo-compulsiva .
Per un nichilista vero, pregare o meditare vale quanto predare o consumare: non vale niente, equilibrio ed armonia.
Va bene tutto purchè non ci si lasci condizionare da alcunchè, non si lascino perturbare i propri sensi.
Un vero nichilista è stato, quindi, anche Buddha.

Umanità, uomo e donna, maschio e femmina.
Non sei speciale, ma non sei neanche una nullità..
Sei tutto ciò che hai, non sei "niente", sei tutto, qui ed ora.
Non esiste passato, e del domani non v'è certezza.
Hic et nunc.

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